Il cabarettista Roberto Brivio – che quest’anno festeggia 60 anni di carriera teatrale – presenta il suo ultimo libro “Canzoni popolari milanesi”, scritto a quattro mani con il musicologo Luigi Inzaghi (Meravigli edizioni – 160 pp. a colori).
Per l’occasione, ha deciso di vestire i panni del Barbapedana, un vecchio poeta-musicista milanese, con il cilindro anziché la bombetta di gufesca memoria, che dispensava la sua arte ovunque fosse richiesto, nelle case dei poveri e in quelle dei ricchi, nelle trattorie-osterie, nei teatri e nelle piazze.

Alla maniera dei guerrieri che raccoglievano le armi dei loro predecessori, Brivio raccoglie quelle musicali e canore del Barbapedanna.

Già nominato – per ben 14 anni – Meneghino, assieme a Grazia Maria Raimondi, Cecca, diventerà ora il cantastorie, anzi il “cantacanzoni popolari milanesi”, erede di una gloriosa tradizione popolare, anche linguistica (da qualche tempo, Brivio tiene una seguita rubrica in “lengua milanesa” tre giorni la settimana sul quotidiano “Il Giorno”). La nuova nomina avverrà proprio al Teatro Menotti, sabato 30 Novembre, alle ore 17, con la presenza – in spirito – di… Carlo Maria Maggi, Carlo Porta, Emilio De Marchi, Edoardo Ferravilla, Tino Scotti, Tino Carraro, Gino Bramieri e Piero Mazzarella. 

Cosa racconterà Brivio, che è stato ospite di successo al  premio Tenco 2019 e, recentemente, a Stracult di Marco Giusti su Rai2 e che vorrebbe anche portare una canzone milanese al festival di San Remo? Nessuno lo sa. Del resto, l’attor-cantante ama improvvisare. Su una cosa sola, però, ha dettagliato: il vestito. E non perché una canzone de I Gufi sostiene con dolce-violenza “Non creder che sia l’abito / l’abito a fare il monaco / sotto la tua coscienza / nessuno scaverà”, ma semplicemente per seguire la tradizione: braghe di panno, camicia, tuba e… lo stracantato gilè “senza dennanz, con via el dedrée”.

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