dal 26.10.2026 al 28.10.2026

Emilia Scatigno

LA VITA NOVA

SPAZIO ATELIER

Nonostante il titolo dantesco, la vita di Aurora non ha nulla di aulico e tanto meno il suo linguaggio, nonostante sia una donna molto intelligente e nonostante sia una linguista. Aurora realizza il suo sogno: aprire un circolo culturale. Ma non vuole che diventi il luogo di ritrovo della fiacca intellighenzia moderna, composta da universitari e intellettuali spenti e senza più nulla da dire:

“Volevo creare la mia intellighenzia! L'intellighenzia di Tor Bella Monaca! Per l'idraulico, il kebabbaro e il professore universitario allo stesso modo! Un circolo culturale per tutti, alla portata di tutti. Mi sentivo la paladina di una rivoluzione culturale, di un cambiamento epocale, ma ero solo una linguista sottopagata che sognava i cafè letterari, popolari, della belle époque…una donna a metà nata nel momento sbagliato della storia.”

Centrale nella vita di Aurora è il rapporto con gli uomini: è circondata da uomini, da amici, che la trattano, per via dei suoi modi, non proprio femminili, come un commilitone:

“Aurora è tanto carina, tanto intelligente” disse la mia maestra delle elementari “ peccato che sia un po’ un maschiaccio”. E allora? Me ne compiaccio!”

Sì, Aurora si compiace di questa sua stranezza, ma c'è qualcosa che la ferisce a morte… si compiace fino ad un certo punto, perché percepisce di non essere vista dagli uomini come donna e di conseguenza, lei stessa, non si percepisce donna.

La vita nova è il percorso spirituale di una donna che desidera disperatamente il cambiamento, attraverso l’amore.. si sente amata, ma mai abbastanza. Circondata da uomini che la adorano, ma da nessuno, mai da nessuno che le dia “quell’importanza lì”. Nessuno tranne Lucio, un uomo semplice che la ama tantissimo e con cui si sposa. Tuttavia, questo amore non le basta. Aurora ha bisogno di stimoli continui, di uragano, terremoto, tsunami, di essere travolta e distrutta dalla corrente. La pace dello stagno, come dice lei, le fa mancare il respiro. Arriva dunque un amore devastante a sconvolgere la sua vita.

Un giorno, al suo circolo culturale, si presenta LUI. Un uomo senza nome: LUI, semplicemente LUI: “Un uomo straordinario giunto dall’universo profondo per salvarmi e portarmi via dallo stagno”. LUI è l’amore, la sua Beatrice, innesta in lei la speranza di un cambiamento spirituale, il seme dell’illusione di luce, di un futuro privo di noia, pieno solo di felicità. Aurora si dona a questo sogno, a questo amore platonico fulminante, si sente finalmente donna, pronta con tutto il suo essere per una vita nuova.

Ma forse Aurora cerca nell'amore una nuova identità da appiccicarsi addosso, non si piace, si disprezza disperatamente e proprio perché non è in grado di amarsi mette nelle mani degli altri la propria felicità.

“La vita nova” di Dante è un viaggio all'interno dei meccanismi dell'amore. “Amore e il cor gentil sono una cosa”. Nella concezione stilnovista solo un cuore gentile, ossia nobile, puro, elevato, può essere degno di ospitare in sé l'amore.

Il percorso di Aurora è esattamente questo: realizzarsi nell’amore. Ma se è vero, stando con Dante e i suoi compari, che per essere degni d’amore si deve essere gentili, purtroppo Aurora non lo è. Igentilirsi non è possibile, sia per gli stilnovisti che per lei, che cerca di essere bella, seducente, aggraziata, ma per quanto i vestiti siano meravigliosi e i pensieri elevati, c’è qualcosa che non va, c'è qualcosa di irrimediabilmente sgraziato dentro di lei. Il problema non è estetico, ma identitario. Nella sua testa c'è il tremendo tarlo di essere una donna sbagliata. E questo genere di tarli sono quasi impossibili da sradicare, perché sono identitari anch'essi.

Accettarsi, amarsi e abbracciarsi, sono atti di responsabilità nei confronti di sé stessi che non possono dipendere da alcun agente esterno.

Un enorme dolore, un evento improvviso e inaspettato la sconvolgeranno. La sua vita sarà accartocciata.

Restano dunque due possibilità: buttarsi via nel primo cestino che capita: deperire, morire. Oppure dispiegarsi e seppur piena di pieghe, cominciare a riscrivere, con fatica, una vita nuova.


A NAT

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