Spettacolo selezionato per Next – Laboratorio delle idee

Vita, morte e delitti di Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio
Produzione Tieffe Teatro
Di Amedeo Guarnieri
Regia di Alessandro Averone
Con Antonio Tintis, Alessandro Averone, Mimosa Campironi, Mauro Mastropietro, Marco Quaglia, Gabriele Sabatini
Scene Alberto Favretto
Costumi Marzia Paparini
Musiche Mimosa Campironi
Luci Luca Bronzo

  Spettacolo inserito in invito a teatro

«Gettai i pezzi di corpo nella pentola, aggiunsi soda caustica, rimescolai finché tutto si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa. Il sangue lo feci seccare al forno, lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, latte e uova. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita. Sì, uccisi, ma lo feci per amore di madre».
(Dal Memoriale di Leonarda Cianciulli).

Lo spettacolo è liberamente ispirato alla vita di Leonarda Cianciulli che, a quasi cinquant’anni dalla morte (1970), resta una delle figure più affascinanti e controverse della cronaca nera della storia recente. Per molti, la «saponificatrice di Correggio» incarna ancora lo stereotipo della strega, della megera, il ritratto del diavolo in persona. Ma prima che assassina, Leonarda è stata semplicemente donna e madre, nata e cresciuta nell’Italia meridionale, ai principi del Novecento, in una terra intrisa di magia e superstizione, maledizioni e sacrifici propiziatori, dove religione e pensiero esoterico si intrecciano in un groviglio inestricabile. È il 1930, quando a seguito di un terribile terremoto, Leonarda e la sua famiglia sono costretti a trasferirsi nel piccolo paese di Correggio, al Nord, in un mondo culturalmente e socialmente completamente diverso. Leonarda ebbe quattordici figli, tredici di essi morirono in culla e la vita del solo superstite divenne per lei un’ossessione, il bene supremo da difendere a tutti i costi. Rileggendo la vicenda sotto questa lente, il personaggio di Leonarda esce dalla cronaca per sprofondare nell’archetipo del mito, quello di una madre decisa a sfidare il destino e la morte per salvare la vita della sua creatura. Riavvolgendo il nastro del magnetofono di Saporito, il professore del manicomio che la prese in cura nella sua struttura di Aversa, sprofondiamo in una vicenda dolorosa, poetica e grottesca, capace di mischiare fantasia, magia e umorismo nero. Come un’eroina tipica della drammaturgia di Raúl Damonte Botana, in arte Copi, Leonarda si racconta ora come una bimba ferita, ora come donna in lotta contro una terribile malattia e le nefaste conseguenze della maledizione di sua madre.

È il 1939, la minaccia della guerra è sempre più incombente, quando il figlio Giuseppe è chiamato a prestare servizio militare. In Leonarda cominciano a farsi strada pensieri sempre più tormentati, decide che per salvargli la vita dovrà compiere sacrifici umani. Leonarda frequenta tre amiche, donne sole e non più giovani che sognano di cambiare le loro vite. Ecco allora che Faustina, Francesca e Virginia rappresentano per lei un’opportunità da cogliere senza troppe remore. La sua cucina, da luogo di accoglienza e focolare domestico, diviene il tempio magico e macabro di una sacerdotessa di umana colpa, accompagnata dall’accondiscendente e omertoso marito Raffaele e dall’ingenua serva di casa Nella, commensali di un cibo alternativamente inteso come nutrimento vitale e simulacro di morte.

Nello spettacolo dialogano e si scontrano più mondi e visioni antropologiche: l’approccio razionale di Saporito e quello magico di Leonarda, in un corpo a corpo tra psichiatria, scienza allora agli albori in Italia, e un’ancestrale e crepuscolare lettura sciamanica del mondo, incapace di elaborare il trauma del lutto se non nella forma codificata del rito. L’impianto narrativo dello spettacolo asseconda il racconto della sua protagonista, rompendo continuamente la linearità temporale e l’unità di luogo, sottraendo allo spettatore i consueti riferimenti. Verità e menzogna, finzione e realtà, sono i limiti di un perimetro dove i personaggi agiscono attorno alla soggettiva di Lea, narratrice e affabulatrice della sua versione dei fatti, con l’intento non di discolparsi, ma di farsi vittima e testimone di una lotta, la stessa che l’uomo agisce quotidianamente se coinvolto in continue disgrazie. Con la stessa forza erculea e virile coraggio, come solo un eroe mitologico sa fare.

BOTTEGHINO

Indirizzo
Via Ciro Menotti 11, Milano

Mail
biglietteria@tieffeteatro.it

Telefono
02 36592544

Orari
APERTURA AL PUBBLICO
dal lunedì al sabato dalle 15:00 alle 19:00
la domenica nei giorni di spettacolo dalle 14:30 alle 16:00
CENTRALINO OPERATIVO PER INFO E PRENOTAZIONI
lunedì-venerdì dalle 10:00 alle 19:00

ORARI SPETTACOLO

giovedì 26 marzo ore 20.30
venerdì 27 marzo ore 20.30
sabato 28 marzo ore 19.30
domenica 29 marzo ore 16.30
martedì 31 marzo ore 20.30
mercoledì 01 aprile ore 19.30
giovedì 02 aprile ore 20.30
venerdì 03 aprile ore 20.30
sabato 04 aprile ore 19.30
domenica 05 aprile ore 16.30

PREZZI BIGLIETTI

INTERI

a partire da 21,50 €
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