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DETTAGLI EVENTO

Drammaturgia: Miriam Selima Fieno

Ideazione e regia: Nicola Di Chio, Miriam Selima Fieno

Con: Nicola Di Chio, Miriam Selima Fieno, Yasmine Elbaramawy

Musiche originali: Yasmine Elbaramawy

Con la partecipazione di Bahey Eldin Hassan, Taher Mokhtar, Ahmed Said

Filmmaking: Julian Soardi

Video di archivio: Hazem Alhamwi

Progettazione scena: Antonello Ruzzini

Disegno luci: Giacomo Delfanti

Consulenza sulle tematiche: Azzurra Meringolo Scarfoglio

Assistenza alla produzione: Riccardo Porfido

Organizzazione: Cecilia Negro

Traduzioni: Miriam Selima Fieno, Cecilia Negro

Produzione: Tieffe Teatro Milano, Teatro Piemonte Europa, Festival delle Colline Torinesi – Torino Creazione Contemporanea

Si ringrazia il Teatro del Buratto

 

Fuga dall’Egitto è una performance che unisce il teatro documentario alla musica live, in un intreccio tra atto performativo e cinema del reale, sonorità orientali e installazioni sonore.

Il progetto, ideato da Miriam Selima Fieno trae ispirazione dal libro “Fuga dall’Egitto inchiesta sulla diaspora del dopo-golpe” della giornalista Rai e docente universitaria Azzurra Meringolo Scarfoglio, e getta luce sul fenomeno della diaspora egiziana post-2013, ovvero su quei giornalisti, sindacalisti, artisti, medici, poeti, politici e attivisti per i diritti umani che minacciati di repressione e tortura in Egitto, a causa delle loro idee, sono stati costretti a scegliere la via precaria e dolorosa dell’esilio, dopo il golpe che ha riportato i militari al potere. I nuovi esuli egiziani sono scappati dal loro Paese per sfuggire al carcere, a sommari processi di massa, a tentativi di cooptazione, alla censura di chi non voleva che raccontassero dettagli scomodi. Per alcuni l’esilio è arrivato dopo lunghi periodi di detenzione, segnati da torture fisiche e psicologiche.

Lo spettacolo porta sulla scena queste testimonianze, attraverso un’esperienza tra teatro e cinema che il pubblico vive assieme ai performer in una dimensione iper realistica che sovrappone sfera personale e sfera politica e da cui emergono fatti, biografie, memorie.

I dispositivi tecnologici come telecamere, cellulari, software per il montaggio, usati in live agiscono da lente di ingrandimento sulle fonti autentiche da cui la ricerca ha avuto vita e sulla performance che prende forma sul palco come esperienza che lo spettatore attraversa assieme ai performer.

Lo spettacolo si serve di materiali d’archivio, documenti originali, protocolli giudiziari, interviste, reportage e rapporti di ricerca per creare una drammaturgia che sia essenzialmente non-fiction e per interrogare la realtà sociale e politica di un paese, l’Egitto, che preferisce non guardare direttamente la sua storia e le sue contraddizioni.

Lo scopo è di cancellare i confini tra le discipline fondendo la ricerca artistica con il dibattito politico contemporaneo al ruolo dell’attore e identificare un linguaggio che possa ridurre al minimo la distanza tra teatro e pubblico.

In scena ci saranno Miriam, Nicola Di Chio e l’artista egiziana Yasmine El Baramawy.

Il ruolo di Miriam sulla scena è quello di tramite e testimone di quanto conosciuto e attraversato nel lungo percorso creativo immersa in un panorama così delicato e scottante. Saranno gli esuli a raccontarsi, solo loro possono farlo. Miriam guiderà la narrazione e porterà la sua esperienza maturata durante i mesi di ricerca, racconterà delle difficoltà e dei rischi incontrati, delle scoperte e del suo coinvolgimento, con la volontà di trasferire agli spettatori il ruolo di testimoni.

Anche Nicola Di Chio sarà tramite della narrazione e aiuterà Miriam nella gestione degli strumenti tecnologici, seguendo la tecnica attraverso una regia sul palco.

Yasmine El Baramawy musicista e compositrice, sarà protagonista con Miriam e Nicola sulla scena attraverso la sua storia personale e l’interpretazione dei suoi brani musicali (composte appositamente per lo spettacolo).

Lo spettacolo vorrebbe contemplare più punti di vista.

Lo spettatore dovrebbe sentirsi parte di un processo di ricerca e protagonista di un’esperienza che si costruisce di minuto in minuto sulla scena. Potendo scegliere dove collocarsi all’interno di un panorama incredibilmente reale fatto di relazioni internazionali, interessi economici, traffici, politica e real politik, regime e rivoluzione, rivoluzione criminale e rivoluzione pacifica, paranoie e sorveglianze speciali, in cui è necessario scendere lentamente in profondità per superare il concetto di buono e cattivo e comprendere intimamente il significato di umanità.