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Festival On Stage

Novembre 5 - Novembre 7

La Ragazza

di Leland Frankel
traduzione Daph Mereu
regia di Pietro Bontempo

con Mily Cultrera di Montesano, Cristina Del Grosso, Amedeo Bianchimano

Costruito su tre venticinquenni, due ragazze ed un ragazzo, il testo ruota intorno al concetto di responsabilità personale raccontando un inquietante rapporto fra compagni di college, sfociato in una strage nella scuola. “The Girlfriend” ha vinto il primo Onstage! Award assegnato al miglior testo americano inedito ed è stato presentato in anteprima assoluta in occasione della prima edizione di OnStage! festival, in collaborazione con il Teatro di Roma (Teatro Torlonia, gennaio 2019). La prima lettura americana si è tenuta a New York nell’ambito di In Scena! (maggio 2019). L’opera, nella traduzione italiana, è pubblicata da La Mongolfiera

Editrice nella collana dedicata a OnStage Award. Il testo è stato selezionato da una giuria internazionale con le seguenti motivazioni: Drammaturgia interessante per i continui cambi di vista, che mirano a sospendere e rimpallare il giudizio sulle parti in causa, per l’attualità della tematica e del suo sviluppo narrativo. Notevole la maturità stilistica della scrittura, sia per la sensibilità di indagine negli sviluppi emotivi delle protagoniste, sia per la dinamica di tensione e suspense. La storia si eleva e pone delle attualissime e profonde riflessioni sulle responsabilità, di tutti.  La struttura è ben congegnata, fluida, resa da un linguaggio tagliente, diretto, secco. Il nodo drammatico è costruito attorno a questioni non solo umanamente dense, ma anche rilevanti su un piano etico, e pone allo spettatore quesiti complessi senza facili risposte.

Sinossi

Olivia “Liv” Hughes era la ragazza più popolare di Grace Hills High. Sylvia Merwin era una delle emarginate più denigrate. Poi Eddie Cleary portò la pistola a scuole e tutto cambiò. Dieci anni dopo le strade di queste due donne si sono drasticamente allontanate: Sylvia vive una vita apparentemente perfetta in città, con un lavoro fantastico e un ragazzo amorevole, mentre Liv è una tossicodipendente in fase di recupero. Prendono accordi per incontrarsi in circostanze misteriose, e Liv rivela un fatto del loro passato comune dimenticato e scioccante – provando che forse Sylvia sapeva delle oscure intenzioni del suo fidanzato Eddie, e forse lo ha persino spinto a metterle in atto. Segue una brutale e sconvolgente resa dei conti, mentre Sylvia e Liv tentano di riconciliare la storia sanguinaria con le loro vite presenti. Innocenza, colpevolezza, onestà, inganno… quando un’azione malvagia viene compiuta, chi è veramente responsabile?

Note di regia

Pensavo che dopo ‘Bowling a Columbine’ non si potesse più aggiungere nulla sull’argomento delle stragi nelle scuole americane. E comunque immaginavo che l’argomento fosse poco coinvolgente per un pubblico italiano. Leggendo il testo di questo giovane autore ho dovuto ricredermi. ‘La ragazza’ parla della sopraffazione in ambito scolastico, della frustrazione maturata lentamente che esplode nei modi più drammatici. Penso che tutti possano ritrovarsi nelle parole delle due protagoniste in un modo o nell’altro, da un versante o dall’altro della barricata che oppone i vincenti e i perdenti. Parla anche di come una violenza è incancellabile e può rovinare per sempre l’esistenza. Parla delle speranze e delle ambizioni di adolescenti e poi dei giovani. Della menzogna che diventa chiave di volta della propria vita, dell’importanza del passato, di come ci si racconta agli altri per far sembrare reale ciò che è solo nella nostra immaginazione, in ciò che ci piacerebbe essere. Le ragioni, le passioni esposte, portano a un continuo ribaltamento di fronte, per cui ci sembra che il torto e il giusto stiano ora da una parte, ora dall’altra. Il grande pregio è di non essere mai scontato, di parlare di sentimenti vissuti sulla propria pelle, quella di chi scrive. Alla fine del testo, quello che era scontato all’inizio non lo sarà più e quando sentiremo parlare di quegli argomenti ci faremo domande che prima non ci saremmo posti. Sylvia e Olivia sono due ragazze scampate a una strage in una scuola messa in atto da un ragazzo che ha ucciso i propri compagni con un arma da fuoco. Olivia, che sta scrivendo un libro sull’argomento dopo aver vissuto un periodo dedito a droghe e alcol , si presenta in casa della ex amica con qualcosa che farà vacillare tutta la vita di Sylvia. Le due, ai tempi della scuola, erano, una la ragazza di riferimento di tutti, l’altra la ragazzina con gli occhiali spessi, presa in giro. Una era molto vicina al ragazzo che ha commesso la strage, l’altra no. La mia regia cerca di far precipitare lo spettatore nelle passioni delle due giovani perché cerchi la sua scomoda immedesimazioni nelle ragioni ora dell’una ora dell’altra cercando di essere più invisibile possibile. Uno studio umano basato solo sulle ambientazioni interiori e la recitazione.

Leland Frankel vive attualmente a Boston, Massachusetts. Si è diplomato alla UCLA School of Theater, Film and Television (BA in Playwriting) e all’American Repertory Theater Institute at Harvard University (MLA in Dramaturgy). Le sue opere teatrali sono state prodotte da Manhattan a Kealakekua (Hawaii), e Leland è stato candidato a premi nazionali e internazionali, inclusa la BBC International Radio Playwriting Competition. Il suo testo Woke ha debuttato al Playwrights Horizons insieme ad una nuova piéce di David Auburn. Leland è inoltre co-fondatore della Shinbone Theatre Company, a Los Angeles, lavora come scrittore creativo per Spatialand, un’azienda che si occupa di realtà virtuale, recentemente acquisita da Walmart.

Daph Mereu – Traduttrice, interprete, attrice. Dopo una laura in Business Administration, Daph lavora come interprete e quindi si specializza in traduzione e sottotitolazione per il cinema (inglese-italiano e viceversa). Tiene regolarmente corsi privati come coach in lingua inglese per attori. Parallelamente si forma come attrice passando dall’Accademia dell’Orologio di Roma all’ambito internazionale con la New York Film Accademy di New York, e vari altri workshop a Londra. Appare in varie web series e numerose produzioni cinematografiche internazionali, diretta, fra l’altro da G. Tornatore (La corrispondenza), F. Mereilles (The Pope). E’ in oltre regolarmente in teatro, interpretando ruoli in opere di drammaturgia contemporanea e in diversi classici, diretta , fra  gli altri, da R. Cavallo, M. Moretti, M. Melloni.

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Dirty Paki Lingerie

di e con Aizzah Fatima
drammaturga Cobina Gillitt
regia Erica Gould

Traduzione Alessandra Porcù nell’ambito di un progetto di didattica innovativa in collaborazione con Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere dell’Università di Roma Tre

– Sesso, religione e politica in collisione: sei musulmane mettono a nudo la propria identità – Un carosello di personaggi rappresenta l’universo femminile pachistano-americano-mussulmano, mentre donne di diverse generazioni lottano per vivere in modo coerente con la loro visione in un mondo fortemente occidentale. Sesso, religione e politica si scontrano all’arieggiare della lingerie sporca di questi sei personaggi femminili. Lo spettacolo valica ogni confine tra cultura, religione e genere, emozionando e intrattenendo il pubblico con il suo fascino unico e universale. Un mosaico ricco, sexy e contagiosamente divertente del sublime, comico, poetico e politico. Aizzah Fatima esplora l’identità femminile degli americani mussulmani, raramente rappresentata sui palchi degli Stati Uniti.

Presentato per la prima volta in Italia nell’ambito di OnStage! Festival 2019, Dirty Paki Lingerie è andato in scena a NYC, Londra, Toronto, in Turkmenistan, Pakistan e al Fringe Festival di Edimburgo con il tutto esaurito. Nel 2013 ha ottenuto una sovvenzione dell’ambasciata statunitense per fare una tournée in Pakistan e nel 2014 è stata scelta per essere il primo spettacolo statunitense a rappresentate gli Stati Uniti all’ International Theater Festival del Turkmenistan.

SINOSSI
Ambientato negli USA post 11 settembre, Dirty Paki Lingerie racconta le storie di sei donne mussulmane pachistano-americane fra i sei e i sessantacinque anni, all’incrocio delle due diverse culture. Nello spettacolo sesso, religione e politica entrano in collisione, mentre i preconcetti sulle donne mussulmane vengono infranti in modo vivace e caustico.

DURATA 60’

RICONOSCIMENTI

Miglior Studio di Produzione (Manchester Theatre Awards, The Lowry 2016)
Miglior Produzione (Broadway World 2016)
Miglior Interpretazione Solista (NYIT 2014)
Miglior Produzione, Miglior Attrice, Miglior Montaggio Sonoro (nomination MITF)
Sovvenzione dell’ambasciata statunitense per una tournée in Pakistan nel 2013

BIOGRAFIE
Aizzah Fatima (scrittrice/attrice) ha recitato in Acquittal (Pan Asian Rep), Romeo & Juliet (Access Theatre), Half Hearted (Cherry Lane Theatre), #serials@theflea (The Flea Theater), Circumcaedere (LABrynth Ensemble), Seven (Martin Segal Theatre, Hostos Cultural Center). Programma TV: High Maintenance (HBO), The Good Wife (CBS) e Guide to White People di Patrice O’Neil (Comedy Central). Erica Gould (regista) è una regista premiata, che ha lavorato alle prime mondiali degli spettacoli teatrali di Neil LaBute Autobanh e Stand Up (con Mos Def), SpeakEasy (Joe’s Pub/Public Theater), alla prima mondiale di Adopta Sailor di Charles Evered con Sam Waterston e Liev Schreiber (Brave New World/Town Hall) e in Troilio e Cressida (NY Stage & Film). Cobina Gillitt (drammaturga) è una drammaturga con sede a New York City. Alcuni dei suoi lavori più recenti sono Clive di Jonathan Marc Sherman (una rivisitazione di Baal di Berlot Brecht), regia di Ethan Eawke, Spring Awakening libro e testi di Steven Sater, regia di Kenneth Noel Mitchell e Myself is in Pieces di Kate Maracle, regia di Erica Gould.

RASSEGNA STAMPA
“Abbatte gli stereotipi sulle donne mussulmane negli Stati Uniti” — The Wall Street Journal
“Fatima riesce a passare da un personaggio all’altro senza alcuno sforzo” — The Huffington Post
“La collaborazione (tra Fatima e Gould) distrugge gli stereotipi e forgia una nuova intesa interculturale” — Backstage
“Fatima è un’artista talentuosa… sfida gli stereotipi in modo piacevolmente risoluto. Andate a vedere questo spettacolo” — NYtheatre.com
“Dialoghi eccezionali… e Fatima ha un eccezionale talento per la recitazione” — Three Weeks (Edimburgo, Scozia)
“Fatima dà un volto umano a coloro che scelgono di indossare l’hijab e a coloro che invece decidono di non indossarlo… è un successo” — The Scotsman (Edimburgo, Scozia)

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Dettagli

Inizio:
Novembre 5
Fine:
Novembre 7
Categoria Evento:

Luogo

Teatro Menotti
Via Ciro Menotti 11, Milano
Milano, Italia 20129 Italia
+ Google Maps
Telefono:
0236592544
Sito web:
teatromenotti.org

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